martedì 10 dicembre 2013

verità di vita - per la strada

1. Se c'è un marciapiedi è fatto apposta per camminarci sopra, quindi è inutile camminare per la strada e poi mandare a quel paese le macchine che ti suonano.

2. Se c'è una pista ciclabile, usala. Tu e la tua bicicletta non verrete inghiottiti da un buco nero.

3. Quando ad una rotonda devi prendere la prima uscita, mettiti nella corsia di destra prima di entrare. Se ti sei sbagliato, non tagliare la strada alle altre macchine, fai un giro in più e basta.

4. Quando parcheggi, la macchina va messa tra le due linee bianche (o blu), non sopra o di traverso. Se riuscirai nell'intento avrai la gratitudine e la riconoscenza degli altri automobilisti, anche se purtroppo non riceverai nessun premio materiale.

4bis. Se vedi che il parcheggio più vicino è in prossimità di un cancello e la tua macchina "forse" ci va "un pochino" davanti, sappi che i tuoi "forse" e "un pochino" sono invece una certezza. Cambia parcheggio prima che quelli che devono uscire dal cancello si incazzino e ti righino la macchina.

5. In Italia non abbiamo attraversamenti pedonali diagonali ai semafori, quindi per risparmiare un infarto a chi guida e soprattutto per evitare danni fisici gravi, usa gli attraversamenti esistenti. Sì, forse sarai costretto ad aspettare due semafori verdi.

6. Una rotonda è... rotonda (verità di vita)! Quindi perché non assecondi l'andamento delle corsie, invece di tirare dritto?

7. Se un pedone sta aspettando di attraversare sulle strisce pedonali, tu, automobilista, lo devi far passare.

8. Pedone che vuoi attraversare la strada e hai le strisce pedonali a 20 metri di distanza, fai lo sforzo di camminare per 20 metri in più: non ti farà male.

lunedì 2 dicembre 2013

cioccolatisti anonimi!



Questo fine settimana ho fatto una torta di cioccolato.
Buona buona buona!!!

Però mi sono resa conto di avere davvero una dipendenza da cioccolato.
Al mattino due fette di pane e crema di nocciole.
A pranzo un dolcino al cioccolato perché ci sta bene.
Dopo cena una fettina di torta.

Aiuto, credo che nelle mie vene scorra cioccolato!

Dove si può fondare una "cioccolatisti anonimi"?
Chi mi fa compagnia?

Affrontare la disintossicazione sarà dura, ho bisogno di supporto e di conforto.
mmm... conforto...
magari... un po' di cioccolato???

mercoledì 27 novembre 2013

i profumi della mia infanzia...



Mi piace riguardare le vecchie foto di quando ero piccola, sfogliare lentamente l'album e soffermarmi su ogni immagine per cercare nuovi particolari che non avevo notato prima o ai quali non avevo dato importanza in precedenza.
A volte, mentre osservo queste immagini, chiudo gli occhi e penso a quelle scene, cercando di rivivere il ricordo...
Mi colpisce che spesso non sono le persone o le parole a tornarmi chiare alla mente, ma piuttosto i profumi e gli odori che ho respirato in quei momenti. È una strana sensazione, perché quell'odore è in grado di farmi ricordare alcuni momenti in maniera più intensa, perché una immagine la si può ricostruire con l'aiuto delle fotografie mentre un profumo no. È la prova che quell'attimo è stato davvero vissuto e per qualche motivo si è impresso nella memoria.

Ricordo il profumo della pastasciutta al pomodoro che faceva la nonna. Non so perché ricordo proprio quella pastasciutta in particolare, perché la nonna ne sapeva cucinare tante e tutte buone e dopotutto si tratta di una preparazione piuttosto semplice...
La nonna preparava la conserva, quindi già solo la salsa che usciva dalla bottiglia di vetro aveva un aroma particolare, molto ricco e intenso, con il sentore di basilico che completava il tutto. Una passata densa, carnosa e irregolare, una vera meraviglia!
La nonna cuoceva sempre pasta di formato piccolo e non era mai al dente, abitudine presa perché al nonno piaceva di più così. I gobbetti, ancora bollenti di cottura morbidi e lucidi di acqua salata, venivano scolati, mescolati ad una noce di burro e uniti al sugo, con l'aggiunta finale di una generosa spolverata di parmigiano.
Ancora oggi la pasta "burro e oro" è una delle mie preferite, anche se ho sostituito il burro con l'olio evo per tenerla un po' più leggera.

Ricordo il profumo del salotto della nonna.
Il salotto poteva essere usato solo nei giorni di festa e in tutti gli altri momenti veniva tenuto chiuso a chiave, con le tapparelle abbassate e il riscaldamento spento. Ovviamente era tutto pulito e splendente nonostante la stanza fosse poco usata, perché la nonna non avrebbe mai permesso che una parte della sua casa potesse essere sporca o in disordine. Il divano era ricoperto con il cellophane (tolto solo negli ultimi anni) e ogni posto era segnato da un centrino che decorava seduta e poggiatesta. Le sedie avevano l'imbottitura ancora sigillata con la plastica trasparente, sempre per evitare che si rovinassero.
Quando si entrava in questa stanza si era avvolti dall'aria fredda e pulita, che sapeva un po' di vecchio e stantio. Si sentiva anche il profumo della plastica e dei centrini inamidati con la colla di pesce. Era come entrare in una cantina pulitissima però situata al primo piano.
Giravo la chiave nella toppa, sentivo lo scrocco e giravo la maniglia. Subito sulla sinistra, accanto alla porta, c'era la cesta con i vini da usare per cucinare e per pranzare. La temperatura era perfetta, la mia mano toccava il vetro freddo della bottiglia, leggevo velocemente il nome del vino e poi via, bisognava subito chiudere la porta e isolare nuovamente questa stanza del mistero.
Quando finalmente arrivava Natale o Pasqua, per me era davvero una festa poter vivere per un giorno nel salotto della nonna.

Ricordo l'odore del comodino in legno che c'era nella stanza da letto che usavo dalla nonna. Era un comodino "antico" e lei, per evitare che le termiti lo attaccassero, lo puliva all'interno con una cera petrolata dall'odore molto pungente e forte. Quando arrivavamo a casa della nonna dovevamo subito andare a toglierci le scarpe e infilare le ciabatte di stoffa che erano dentro il comodino. Appena aprivo lo sportello venivo investita da una zaffata intensa di distributore di benzina, che mi saliva fino su alle narici e mi stordiva.

Ricordo il profumo della pasta in lievitazione quando la mamma decideva di fare le tigelle. Fortunatamente questo è un profumo che posso ancora sentire, anche se non mi accoglie in cucina alla mattina quando vado a fare colazione perché ora giustamente abito con la mia famiglia.

Ricordo il profumo dei puzzle nuovi, appena aperti e tirati fuori dalla busta: un misto di carta stampata e plastica. Già pregustavo i momenti che avremmo passato insieme, io e la mia famiglia, per completare il mosaico di pezzetti. Mamma si dedicava sempre al cielo, anche se ha ammesso poi che fare i puzzle non le piaceva. Io e papà facevamo tutto il bordo e poi ci concentravamo a trovare un punto di partenza, uno qualunque, a volte anche più d'uno. Mio fratello era meno costante e faceva un pezzetto qua e uno là...

Anche l'odore un po' asettico dei Lego appena estratti dalla scatola aveva un ché di magico. Di solito io e mio fratello ne ricevevamo una scatola nuova a testa per Natale, quindi la mattina del 25 ci mettevamo in camera a seguire le istruzioni e poi a giocare con le nostre collezioni spolverate e messe a nuovo.

I miei ricordi "profumati" mi fanno capire quanto sia stata importante la mia famiglia e ora, da mamma, spero di riuscire a trasmettere anche a mia figlia questo senso di affetto e vicinanza che ha caratterizzato la mia vita di bambina, adolescente e donna poi.
Io e il moroso ci stiamo impegnando per questo, scopriremo in futuro se avremo avuto successo...

sabato 16 novembre 2013

le 7B dell'attachment parenting

ovvero
Peaches Geldof vs Katie Hopkins


Va bene, per una volta mi sono lasciata coinvolgere dal gossip, ma non è colpa mia!
In uno dei gruppi di babywearing internazionale cui sono iscritta, martedì mattina si è scatenato il finimondo verso una delle due ospiti del programma televisivo inglese "This Morning" e, vista la quantità di risposte, fotografie e commenti, mi sono andata a studiare il motivo di tutto questo.

Le due ospiti in questione erano Peaches Geldof, a favore di un tipo di genitorialità definito "attachment parenting" (AP), e Katie Hopkins, che definisce l'AP una cosa new age e fricchettona senza senso.
Ovviamente l'ospite investita dagli insulti di quasi tutte le mamme di questo gruppo di babywearing era Katie Hopkins, una specie di opinionista attaccabrighe inglese.

Partiamo dal presupposto che io sono di parte in quanto mi sono trovata ad applicare, da quando sono mamma, quanto ha descritto Peaches, senza sapere che questo andasse sotto l'etichetta di attachment parenting.
Durante l'intervista Peaches ha spiegato molto tranquillamente e con precisione i principi dell'AP, citando anche diversi studi sull'argomento.

Vediamo quali sono i punti base di questo tipo di genitorialità, descritti come le "7B":

1- Breastfeeding (allattamento al seno): promosso perché il latte materno è l'alimento ideale e perfetto per un neonato. Il latte materno, secondo le direttive dell'OMS, deve essere l'unico alimento fino al sesto mese di vita e in seguito può ancora costituire una parte importante nell'alimentazione di un bambino, fino ai due anni o anche più se madre e figlio desiderano proseguire. L'allattamento è "a richiesta", ovvero quando il bimbo o il neonato sentono la necessità possono poppare, al di fuori di orari fissi o schemi rigidi. Va da sé che nessuna madre obbliga il proprio figlio a poppare controvoglia, anzi sarei curiosa di vederne una che ci prova!

2- Birth-bonding (legame alla nascita): le prime settimane dopo il parto sono fondamentali per l'instaurarsi di un legame di attaccamento tra mamma (ma anche papà) e neonato. Sono giorni importanti in cui puerpera e neonato sono "programmati" per stare vicini e assecondando questa necessità si promuovono comportamenti biologici ad alto contatto nel bambino, comportamenti che sono innati, e parallelamente la risposta biologica innata e intuitiva della mamma a questi comportamenti.
Attenzione che non si tratta di una situazione "tutto o niente", ovvero che in assenza di un contatto immediato, come può succedere per varie ragioni mediche al momento della nascita, allora questo legame non si instaura. Creare questo legame è solo un passo lungo un cammino che dura una vita intera e avere la possibilità di crearlo immediatamente aiuta solo partire con più facilità lungo questo percorso.

3- Babywearing (portare il proprio bimbo), tramite fasce o marsupi ergonomici, argomento che ho già trattato e che mi sta particolarmente a cuore.

4- Bed-sharing (condivisione del letto): forse uno dei punti più critici e mal visti tra tutti questi. Ci sono però numerosi lati positivi in questa pratica. Durante le prime settimane e mesi di vita il bambino sincronizza il proprio respiro con quello della madre, con il risultato di una riduzione significativa dei casi di morte in culla (SIDS). Inoltre c'è anche una migliore sincronia tra madre e figlio nei ritmi sonno-veglia. La prolattina, ormone che stimola la produzione di latte, è più attivo di notte pertanto la condivisione del letto può facilitare le poppate notturne.
Il fatto poi di condividere il letto con il proprio figlio non implica che la coppia di genitori non possa avere la propria intimità (vedi punto 6). Peaches porta il proprio esempio: se ha un figlio di 17 mesi e uno di 7 evidentemente qualcosa tra lei e il marito è successa! Se i bimbi vanno a letto alle 20.30 circa, non è che la mamma o il papà debbano stare con loro ogni singolo momento... l'intimità viene solo spostata dal letto, un po' di fantasia, cribbio!!!

5- Believing in your baby (credere nel tuo bambino) e soprattutto nel suo pianto. Un tempo si diceva che far piangere un bambino serviva a fargli sviluppare i polmoni o che se si prendeva subito in braccio poi si viziava. Ecco, questi concetti, queste credenze popolari, sono superati. Se un bambino piange è perché c'è qualcosa che non va e quello è l'unico modo che ha per farcelo capire, pertanto rispondere prontamente al suo pianto permette di creare un rapporto di fiducia nel bambino verso i propri genitori.
All'inizio è un vero rompicapo! Perché sta piangendo? Sarà fame? Sarà che ha fatto la cacca? Sarà che si sente solo? Sarà che ha sonno? Cosa succede? Si fanno le prove fino a che il nostro esserino tenero e urlante torna ad essere solo tenero e coccoloso.
Poi pian piano si inizia a fare l'orecchio ai diversi tipi di pianto e diventa tutto meno complicato, anche noi genitori acquisiamo fiducia nelle nostre capacità. Non è facile, ma nemmeno impossibile.

6- Boundaries (confini) o balance (equilibrio): quando ci dedichiamo così tanto a nostro figlio è facile annullarsi o mettere in secondo piano la coppia, per questo è importante trovare un proprio equilibrio personale e capire quando è necessario mettere un confine che tenga integra la nostra personalità e il rapporto con il nostro compagno/marito. Anche in questo caso servono una buona dose di pazienza e un po' di allenamento per capire le situazioni giuste.

7- Beware of baby trainers (tenersi lontano da chi ci vuole insegnare come fare il genitore).
Ecco, su questo punto si potrebbe scrivere un intero libro pieno dei consigli, per lo più non richiesti, che si ricevono quando si ha un bimbo piccolo. Ho notato che spesso chi è più prodigo di consigli è chi non ha ancora figli.
Ad ogni modo, la fiducia nelle nostre capacità si solidifica giorno dopo giorno, quindi ben presto questi suggerimenti vengono relegati in un angolo della mente o direttamente cestinati senza nemmeno pensarci. Solo i genitori sanno quale sia l'approccio migliore con il proprio figlio e quello che va bene per una famiglia può non essere valido per un'altra.

Il bello di questi sette punti è che si tratta di linee guida, non è obbligatorio applicarli tutti e sono comunque flessibili per adattarsi alle diverse esigenze.

La risposta di Katie Hopkins a queste argomentazioni è stata una serie di insulti: i genitori che applicano questi principi sono "crap parents" (genitori schifosi) che crescono solo "brats" (marmocchi) incapaci di indipendenza. Questi genitori sono tendenzialmente new age e nullafacenti, che si divertono a ricamare e mangiare yogurt (non vedo nulla di male in nessuna di queste due attività) e che ricorrono al babywearing solo fino a che il figlio non gli cade a terra, senza contare l'indecente spettacolo delle mamme sempre pronte a tirare fuori una tetta per nutrire il proprio bimbo!

L'essere definiti genitori incompetenti ha scatenato una valanga di commenti e risposte in rete, fotografie di mamme che allattano i propri bimbi o mamme che portano i propri bimbi sorridenti legati in una fascia, il tutto condito da orgogliose dichiarazioni tipo "happy to be a crAP parent!", giusto per dimostrare che i loro bimbi non sono né tristi né maltrattati o costretti in alcun modo.

Io penso che tra tutte le teorie, linee guida, studi scientifici e antropologici che vanno a supporto dell'AP ognuno vede e sceglie quello che sente più vicino al proprio modo di essere e di pensare. È inutile arrabbiarsi o farsi rovinare la giornata da commenti stupidi detti da persone delle quali non ci interessa il parere.
Basta ricordare il punto 7 e pensare che il nostro istinto di genitori ci porterà molto lontano e con molte soddisfazioni nel percorso di vita assieme ai nostri bimbi.

venerdì 8 novembre 2013

non come la Hunziker ma comunque belle...



Nel momento in cui compare la seconda linea sul test di gravidanza, la mente e il corpo di una mamma iniziano a cambiare per accogliere una nuova vita. Quanti cambiamenti in 40 settimane!
Il corpo e la mente sembrano su due percorsi paralleli. Da una parte l'esaltazione, i progetti, tanti piccoli timori e insicurezze, mille emozioni che si accavallano e si inseguono senza sosta, portandoci quasi in un mondo di sogno. Dall'altra un corpo che ci tiene ancorate alla vita di tutti i giorni, a volte in maniera fin troppo realistica e molto poco poetica: i crampi, la nausea, la fame costante, il sonno (o l'insonnia), l'acidità di stomaco, la pubalgia, la sciatica, la stitichezza, le emorroidi, le macchie della pelle, i legamenti lassi che fanno camminare con l'eleganza di una papera, i chili in più... io avevo pure detto dolorosamente addio al mio ombelico, che anziché essere normale era protruso e si mostrava orgoglioso come un gigantesco brufolo sotto le magliette e i vestiti.

Poi, finalmente, arriva quel momento in cui il corpo della mamma torna ad essere solo suo (a parte le tette che per il periodo dell'allattamento saranno "affittate" al pargolo) e può abbracciare il proprio figlio.
Non tutte hanno la fortuna di recuperare immediatamente la forma fisica di "prima", come invece spesso ci viene mostrato nel web e sulle riviste patinate.
Molto spesso il corpo è stanco e sfatto, soprattutto se il travaglio è stato lungo o complicato.

Però una mamma che ha appena preso tra le braccia il proprio figlio per la prima volta ha una bellezza unica. In quelle prime ore c'è una sorta di alone magico che fa sentire potente, invincibile, incredibilmente fortunata e soprattutto brava.
"Se ce l'ho fatta a partorire potrò fare tutto".
Sono momenti indimenticabili.

In questo articolo c'è un bellissimo servizio fotografico "one day young" che mostra benissimo alcune mamme con il corpo ancora segnato dalla recente gravidanza, con il loro neonato in braccio.
Queste mamme ti guardano dritte negli occhi, senza nascondere niente, serene, forti e piene di gioia.

Nella mia esperienza personale, ricordo che dopo questo primo giorno di esaltazione e gioia pura c'è stato un periodo di panico e confusione. Era la mia prima e per ora unica bimba e non avevo idea di cosa fare e come farlo, dormivo poco e c'erano tante piccole cose che non sapevo come affrontare.
Però adesso, a 15 mesi di distanza, posso dire che la mia mente ricorda molto bene quelle sensazioni, mentre tutte le difficoltà che sono venute dopo (che giorno per giorno si superano) sono dimenticate.
Quello che rimane è un ricordo vago del dolore ma molto chiaro della gioia.

venerdì 1 novembre 2013

la matematica del letto

http://www.howtobeadad.com/2012/10327/1-10-baby-sleep-positions-collectio

Quando vivi in una casa con un letto a una piazza e mezzo al posto del lettone matrimoniale, sai già quale è il luogo del contendere per due adulti, una bambina e tre gatti...

Lasciamo in sospeso il motivo per cui ancora non abbiamo un letto matrimoniale e veniamo al punto cruciale della questione: tutti vogliono stare sul letto, ma qualcuno se ne deve stare fuori.
È una questione matematica legata a questi punti:

  • costante - la mamma. Sul serio: io a letto sto ferma, quindi sono costante nel mio posto e tutt'al più mi adatto alle variabili.
  • variabile 1 - la figlia. Pur essendo ancora piccola, durante la notte riuscirà ad occupare pezzo per pezzo praticamente tutto lo spazio del letto non occupato dalla costante. Anzi, a volte occupa pure quello!
  • variabile 2 - gatta cicciona. In generale sta piuttosto ferma in un punto (tra le gambe della costante), ma appena la variabile 1 accenna un pianto drizza le orecchie e scompare.
  • variabile 3 - gatta bella. Se ci sono altri gatti sul letto lei tende ad andarsene. Preferisce i riposini pomeridiani (anche io li preferirei!!!)
  • variabile 4 - gatto agitato. Quando è ora di chiudere gli occhi per dormire, ecco che lui si attiva per volere le coccole. Le vuole davvero e cerca di ottenerle scavalcando la costante e sistemandosi tra di essa e la variabile 1, causando l'agitazione e i calci volanti della variabile 1, seguita dal nervosismo della costante e la cacciata della variabile in questione dal letto. Il tutto ripetuto almeno 10 volte prima di arrivare alla pace dei sensi, ovvero la variabile 4 sdraiata per il lungo sul fianco della costante, sul lato opposto della variabile 1.
La costante si trova in questo modo bloccata su un lato dalla figlia, su un lato dal gatto agitato e da una gatta tra le gambe.
Infine ecco:
  • l'incognita - il papà. Quando rientra dal lavoro e valuta la situazione del letto ci rinuncia e se ne va a dormire sul divano sperando di essere lasciato in pace (lui e il suo russare). In realtà appena le variabili 2-3-4 si rendono conto che lui dorme in un posto ancora più stretto, si alzano e lo raggiungono per fargli compagnia.
A questo punto l'incognita può scegliere se continuare a dormire imperterrita oppure raggiungere la costante e la variabile 1, chiudendo la porta della camera e salvando il salvabile.
Per fortuna sua, quando alla mattina io e la pupa ci alziamo per andare a lavorare, io in ufficio e lei dai nonni, il papà ha il letto tutto per sé.

Meno male che in tutto questo abbiamo deciso di portare il lettino della figlia dalla cameretta (ovvero la stanza dello stiro) alla nostra camera e affiancarlo al "lettone" come se fosse un grosso side bed.

Di una cosa sono certa: quando compreremo il lettone ne voglio uno grande come quello di Shaquille O'Neal!!!

sabato 26 ottobre 2013

tempo per leggere?



C'è stato un tempo in cui leggevo un libro non appena avevo un minuto libero: in treno, in autobus, camminando per strada, seduta in bagno appena sveglia, dopo pranzo, appena tornavo a casa, prima di andare a letto e a volte anche durante la notte...
Poi sono diventata mamma e ovviamente tutto il tempo che potevo dedicare a me stessa è diminuito drasticamente.

Per i primi quattro mesi sono riuscita a leggere ancora e approfittavo delle frequenti poppate della pupa per leggerle ad alta voce e renderla parte di questo infinito mondo.
Le leggevo la saga di Harry Potter perché la conosco praticamente a memoria e non mi perdevo se dovevo interrompermi in un momento qualunque.
Non deve sembrare strana la scelta di Harry Potter perché quando lei era ancora dentro di me le ho letto molti capitoli de Il Signore degli Anelli...

Quando la pupa ha iniziato a girarsi e rigirarsi e a gattonare durante le poppate, ho detto "arrivederci" alla lettura.
Ora finalmente ho ripreso. Leggo "la fattoria" con i suoni degli animali, il libro dei Barbapapà, le filastrocche e tutto quello che lei mi indica e che la interessa.
A volte sono dieci minuti, a volte a malapena uno però mi piace vederla che mi viene a cercare con un libro tra le mani: le chiedo se vuole leggere, lei mi fa segno di sì con la testa, io mi siedo a gambe incrociate, la faccio sedere su di me e leggo tenendola abbracciata e parlandole all'orecchio.

Mi piacciono molto questi piccoli momenti insieme.

Certo che il mio libro che attende da più di un mese di essere concluso, purtroppo per lui si prende l'unico momento che posso dedicargli: i 5 minuti che mi sono concessi seduta in bagno da sola a porte chiuse, prima che i gatti reclamino cibo (e hanno sempre fame!) o che la pupa si renda conto che la mamma non è con lei...

Aspettami Musashi, prima o poi torno da te!

giovedì 24 ottobre 2013

mamma ideale o mamma reale?

Oggi la mia piccola compie 15 mesi e ormai sono passati 2 anni (oh cavolo, già così tanto???) da che ho scoperto che c'era anche lei e che sarei diventata mamma.
Mi sembra quindi giusto abbandonarmi ai ricordi e ad alcune riflessioni...

Dal momento in cui sono comparse quelle due lineette rosa sul test di gravidanza, ecco che ho iniziato a fare progetti sul mio futuro da mamma, sogni sulle cose che avrei fatto assieme al moroso e alla nostra bimba (perché lui era sicuro che sarebbe stata femmina ed aveva ragione!)...
Innanzi tutto, avevamo bisogno di una cameretta carina e accogliente dove far dormire la nostra piccola. Perché lei avrebbe dormito nella sua cameretta, ovvio!


Poi, su consiglio del mio collega, che era appena diventato papà della sua seconda bimba, mi sono fatta prestare moltissimi aggeggi che ci avrebbero certamente aiutati nel nostro compito di neo genitori: la sdraietta, la seggiola a dondolo che vibra, il box, l'interfono, un super passeggino completo di navicella e ovetto per la macchina. Poi biberon, sterilizzatore, scalda biberon... quante cose servono per un bimbo!!!

Oltre a tutte queste cose, fortunatamente prestate perché io non mi sarei sentita bene all'idea di spendere così tanti soldi per delle cose di plastica che durano solo pochi anni, mi sono permessa di comprarne o farmi regalare altre più particolari, tra le quali un set di pannolini lavabili e una fascia porta bebè.

Eccoci quindi al momento in cui finalmente abbiamo conosciuto la nostra piccoletta.
Amore a prima vista, lo ammetto.
Da quando me l'hanno posata sulla pancia, subito dopo il parto, sono nata anche io come mamma.
Ed ero una mamma molto diversa da quella che pensavo di essere fino a solo poche ore prima.

Innanzi tutto non ero semplicemente "mamma", ma ero "la mamma di questo esserino urlante", proprio lei e di nessun altro. Lei, con il suo carattere unico che dovevo imparare a conoscere e con le sue preferenze, che dovevo imparare a capire. A lei non interessava nulla della sdraietta o della seggiolina. A lei non importava che la navicella fosse stata messa accanto al lettone, giusto per i primi giorni fino a che la nostra piccola non avesse preso il ritmo sonno/veglia, per poi essere spostata nella sua bella cameretta.
Lei voleva starmi in braccio. Sempre.

Ho ceduto a farla dormire nel lettone la seconda notte, quando non ce la facevo più a stare alzata per cullarla e coccolarla fino a farla dormire (e questo è essere generosi con il significato delle parole...).
La sdraietta è stata molto utilizzata... ma non da lei, che era molto più comoda tra le mie braccia e sul mio petto.


La seggiola a dondolo è stata smontata dopo due mesi, quando ormai aveva preso un po' di polvere visto che nemmeno i gatti riuscivano a dormirci dentro.
L'interfono è ancora sigillato nella sua confezione, visto che la pupa ha sempre avuto un'ugola d'oro e non ha mai dormito nella sua stanza (che è tornata ad essere la stanza dello stiro).
Biberon e accessori mi sono serviti perché ho ceduto all'aggiunta di latte artificiale, un biberon alle 23 circa quando io ormai non dormivo da 20 ore e il moroso tornava a casa da lavorare, così potevo dormire 2 orette o 3 se andava bene.
Il passeggino è stato portato a casa dei miei genitori ed è tornato utile quando sono tornata a lavorare, perché loro si sono offerti di tenerla tutte le mattine (e anche i pomeriggi quando serve).

Ecco allora entrare in scena la fascia, utile per cullarla e tenerla a contatto...
Sì, perché quello di cui lei aveva ed ha tutt'ora bisogno era puro e semplice contatto.
Da quel momento sono entrata in un altro mondo, quello del babywearing e del maternato ad alto contatto.
Non c'è voluto molto: è bastato conoscere la figlia reale e non quella immaginaria e lasciarmi guidare da lei.

Dopo 15 mesi lei dorme ancora con noi, la testa vicino a me e il corpo sul suo lettino, che è stato portato nella nostra camera e unito al lettone. Ancora adesso si addormenta in braccio a me mentre la cullo, durante la poppata serale.

Alcune cose sono proprio come le avevo immaginate: i primi passi, le prime parole, la scoperta dei libri e di tante altre piccolezze.
Alcune cose sono difficili ma ci si fa l'abitudine: dormire poco, non riuscire a seguire casa al meglio (soprattutto per me che sono disordinata)...
Molte altre però sono anche meglio di quanto avrei mai potuto pensare... e non tornerei mai indietro!

lunedì 21 ottobre 2013

safe babywearing - portare in sicurezza

Quando si inizia un viaggio nel mondo del babywearing, ovvero del portare il proprio bimbo con un supporto che sia una fascia o un marsupio ergonomico, ci sono alcune regole base da rispettare, per poterlo fare in sicurezza e godersi senza pensieri quei momenti insieme.

Gli inglesi queste regole le chiamano "TICKS", come i segni di spunta che si fanno nell'elenco della spesa per dire che ci siamo ricordati di comprare tutto. TICKS è anche un acronimo delle cose da verificare.

Ecco qui cosa vogliono dire:



T – TIGHT: fasce e supporti devono essere stretti abbastanza da abbracciare il tuo bambino tanto più vicino a te quanto è confortevole per entrambi. Se il tessuto è lasso o allentato, il tuo bimbo scivolerà dentro il supporto, insaccandosi, compromettendo la respirazione e sforzando la sua schiena.

I – IN VIEW AT ALL TIMES: sempre visibile. Dovresti sempre essere in grado di vedere il viso del tuo bambino semplicemente guardando in basso. Il tessuto della fascia o del supporto non lo deve coprire, così che tu debba aprire le pieghe per vederlo e controllarlo. Se scegli di portare nella posizione a culla, il tuo bambino deve essere rivolto verso l’alto, non girato verso il tuo corpo.

C – CLOSE ENOUGH TO KISS: abbastanza vicino da baciarlo. La testa del tuo bambino dovrebbe essere sufficientemente vicina e comoda al tuo mento. Inclinando la testa in avanti, dovresti riuscire a baciare la testa o la fronte del tuo bambino.

K – KEEP CHIN OFF CHEST: il mento non deve toccare il petto. Il bambino non dovrebbe mai essere raggomitolato, tanto da costringere il mento a toccare il petto, perché questo può impedire una corretta respirazione.


S – SUPPORTED BACK: schiena sostenuta. In una posizione seduta, il bambino dovrebbe essere tenuto confortevolmente vicino al portatore, in modo che la schiena sia sostenuta nella sua posizione naturale e la sua pancia e petto siano a contatto con te. Se una fascia è troppo allentata, il bambino potrebbe insaccarsi, cosa che potrebbe impedire una corretta respirazione. C’è un semplice test da fare: posa una mano sulla schiena del tuo bimbo e applica una leggera pressione. Se il tuo bimbo mantiene la postura senza raddrizzarsi o avvicinarsi a te, allora è nella posizione corretta.

(tradotto dal sito carrymeslings)



Avete verificato tutto?
Allora, buon babywearing!

sabato 12 ottobre 2013

il galateo dell'allattamento

Mia figlia ha quasi 15 mesi e il nostro allattamento prosegue ancora.
Da molto tempo però, le poppate non sono più quell’evento tranquillo e di calma, la nostra piccola pausa tra i vari eventi della giornata. Lei ha imparato a girarsi, a stare in piedi, ad afferrare gli oggetti che vede e tutto questo si riflette anche nella poppata: vuole stare in piedi, vuole stare a testa in giù, vuole prendermi il naso, infilarci le dita dentro (per poi mettermele n bocca…), vuole giocare col capezzolo libero, fermarsi per fare una pernacchia sulla tetta, provare i nuovi denti (ahia!) e tante altre cose.

Sono tutti comportamenti assolutamente normali e comuni a tutti i bimbi durante la loro crescita.
Il giocare col capezzolo libero, poi, è anche una affermazione di affetto e amore: tocco, sfioro, guardo il principale mezzo con cui fino a quel momento si è sviluppato il legame tra me e la mia mamma.


Però ci sono momenti o comportamenti particolari che possono dare fastidio alla mamma o anche creare imbarazzo, e qui sono sicura che ogni mamma sa pensare ad una azione particolare che vorrebbero non accadesse. Non c’è motivo per cui ci si debba adattare a dei comportamenti che non ci piacciono o che sono dolorosi.

Quindi come fare a far capire al proprio figlio che certe cose non si fanno?

Ho trovato questo articolo su internet che dà alcuni suggerimenti:
  1. Iniziare presto: ovvero scoraggiare quanto prima i comportamenti indesiderati e sostenere le “buone maniere della poppata”. Alcune mamme usano parole chiave prima ancora che il bimbo inizi a parlare e in tal modo riescono a insegnare anche a bimbi molto piccoli che non si morde la mamma. Siate decise, chiare e coerenti.
  2. Essere pazienti: i cambiamenti richiedono tempo.
  3. Aspettare: molti comportamenti presi dal bimbo durante l’allattamento sono una fase passeggera, dove sperimentare nuove cose da fare durante la poppata. Se qualcosa vi infastidisce solo lievemente, provate ad aspettare che la novità perda interesse da sola.
  4. Distogliere l’attenzione: trovate un altro modo per occupare le mani di vostro figlio, per esempio toccare i propri capelli o i propri vestiti anziché i vostri, fargli vedere che può accarezzare anziché dare pizzicotti. Provate a tenergli le mani, baciarle, soffiarci sopra, giocare o contare con le dita. Fategli indicare gli oggetti attorno a voi. Dategli qualcosa da tenere in mano e con cui giocare durante la poppata, provando diverse forme e consistenze se il primo oggetto non funziona. Se vuole giocare con i vostri capelli, col naso o con l’altro capezzolo, provate a trovare qualcosa che abbia una consistenza simile. Indossate una collana da allattamento o una sciarpa con cui lui/lei possa giocare. Parlate, leggete un libro durante la poppata, o raccontate filastrocche (magari legate ai numeri in modo da tenere impegnate le sue dita).
  5. Scoraggiare: se vostro figlio giocherella col capezzolo libero, provate ad indossare un reggiseno o un indumento che non riesca a sollevare/aprire e nel frattempo “distogliete l’attenzione”. Provate con un rimprovero, usando un tono di voce fermo ma che non lo spaventi, magari abbracciandolo e tenendogli ferma la mano. Sospendete la poppata fino a che continua quel comportamento, spiegando con poche e semplici parole il motivo. Provate a giocare per qualche minuto per poi riproporre il seno quando vi sembra più opportuno (o quando lo chiede lui).
Tutto questo per le poppate in casa, ma le stesse regole si possono applicare per le poppate in pubblico.


È anche corretto instaurare regole diverse per le poppate “private” e quelle “pubbliche” e i bimbi si sanno adattare a queste diverse situazioni. Se vostro figlio ha bisogno di più tempo per capire queste diverse situazioni, abbiate pazienza e siate molto chiare.

martedì 13 agosto 2013

Omofobia e eteroidiozia

Conosco Tizio che è dichiaratamente gay.
Conosco anche Caio che è dichiaratamente etero.
Tizio e Caio si conoscono da anni.

Oggi ero con Caio e il suo collega Sempronio e, tra una chiacchiera e l'altra, salta fuori il nome di Tizio.
I due iniziano a fare battute tipo: "Caio, anche a te piace farti toccare le orecchie quando siamo soli", "no Sempronio, è a te che piace".
Battute inutili e particolarmente stupide.
Poi entrambi mi guardano e ci tengono a specificare e rimarcare a parole la loro eterosessualità, come se io l'avessi messa in dubbio o, soprattutto, come se a me potesse interessare.


L'unica cosa che ho fatto è stato smettere di parlare, di partecipare a questa idiozia, sperando che finisse presto. Cosa che fortunatamente è successa.
Mentre tornavo a casa dopo questo incontro, i pensieri che mi passavano per la testa erano:

1. avrei dovuto dire qualcosa? E se sì, che cosa?
So che l'omofobia si alimenta anche con queste piccole cose che sono ritenute "scherzose e simpatiche", non solo dai miei due interlocutori di oggi ma dalla maggior parte delle persone. Quindi, che fare?

2. per quale motivo a Caio è venuto in mente di parlare dell'orientamento sessuale di Tizio?
Non è una caratteristica "evidente", non è un "marchio" e non è nemmeno l'aspetto più importante della sua personalità. Quindi perché evidenziare proprio quell'aspetto?

3. Perché, nelle conversazioni superficiali che si hanno quotidianamente con persone più o meno conosciute, viene sempre fuori l'argomento sesso? Cosa si può fare per smettere questa abitudine?
Dopotutto non si può sempre avere conversazioni profonde e importanti...

Rimango con questi dubbi.

L'unica mia conclusione certa è che l'omofobia ha origine anche dall'eteroidiozia.

venerdì 19 luglio 2013

pensiero maschile vs pensiero femminile

Domenica mattina il moroso ha comprato una piscinetta gonfiabile perché così al pomeriggio possiamo far sguazzare la pupa nell'acqua, per farle prendere un po' di fresco e magari per farla stancare un po' in vista della notte.
Le istruzioni dicono di non appoggiarla su una superficie dura, quindi decidiamo di posizionarla in mezzo ad una aiuola nel cortile di casa.

Le nostre aiuole sono state seminate, anni fa, a edera perché così nessuno ci doveva fare manutenzione.
Poi, visto che l'edera se lasciata a se stessa è infestante, ogni tanto gli zii del moroso estirpano e potano qualcosa. Probabilmente è più quello che potano che quello che estirpano.
In più noi abbiamo alti pini tutt'attorno a casa che perdono moltissimi aghi che ricoprono tutto, anche l'edera e i monconi rimasti.

Dico col moroso: "sarebbe bene mettere un bel telo resistente sotto per evitare che si fori la piscina".
Lui: "non credo che abbiamo qualcosa come dici tu".
Pensiero femminile non espresso: comprarlo?

La piscinetta viene quindi gonfiata, posata dentro all'aiuola e poi riempita di acqua.
Mentre l'acqua scorre, io dico: "riempi solo fino al primo anello, così se la piccola scivola non annega".
Primo errore: pensiero femminile non completo. Avrei dovuto aggiungere: "se l'acqua fredda va oltre il primo anello, non farà in tempo a scaldarsi per l'ora del bagnetto".
Lui infatti risponde: "ma tanto ci vado anche io dentro, lei mica può cadere o annegare..."

Finito il pranzo vorrei riposare perché mi è venuto mal di testa.
Lui, molto gentilmente, mi lascia libera e porta giù la bimba a fare il bagnetto.
Mi metto sul divano e cerco di dormire, ma non riesco perché il micino nuovo ha voglia di coccole e, cercando il mio punto più comodo, mi mette ripetutamente il sedere in faccia.
Nel frattempo sento urletti provenienti dal cortile.
Urletti che per me non sono di felicità, non esprimono il "cavolo quanto mi sto divertendo!!!"

Mi affaccio alla finestra e chiedo: "come va?"
Lui: "benissimo, guarda come si sta divertendo!"
La piccola è in piedi dentro la piscinetta, aggrappata al bordo.

Vado giù a vedere, tanto ho capito che non dormo.
La piscinetta è riempita fino al secondo anello, l'acqua arriva un po' sopra all'ombelico della bimba.
Lui le ha lasciato il pannolino, che si è completamente imbevuto di acqua (mi aveva detto che ce l'avrebbe messa nuda dentro). Lui si toglie ciabatte e pantaloni ed entra dentro la piscinetta, dicendo "ah, ma come è bella fresca!"
Quando per lui l'acqua è fresca per me è fredda.
La nostra bimba ha la pelle gelida e sta al sole per scaldarsi.
Lui per giocare la schizza e lei fa i gridolini che sentivo prima e, ora che la vedo in faccia, trasale tutte le volte che le arriva uno schizzo.
Tiriamo subito fuori la piccola e la avvolgiamo nel telo, me la prendo in braccio e mi metto al sole per scaldarla.

Mentre la piccola era in acqua, con la piscinetta gonfia e piena, avevo visto salire qualche bolla d'aria.
Guardando bene, il fondo era teso su una soffice coltre di aghi di pino dal quale, ogni tanto, spuntava qualche rametto (o potatura di fusto di edera) che premeva sul telo di fondo.
Decidiamo di svuotare la piscinetta per pulire sotto.
Secondo errore: pensiero femminile non espresso. Questa operazione andava fatta prima di metterci sopra la piscina.

Il moroso svuota a secchiate e, vedendo che questo genera l'ilarità della piccola, inizia a tirare secchiate d'acqua ovunque, anche verso di noi e io sono anche vestita pronta per tornare in ufficio.
Arrivato al punto in cui riusciva a sollevare la piscina con l'acqua rimasta, la rovescia. Io vedo però uno zampillo d'acqua che esce dalla parte opposta, ovvero dal retro anziché dal davanti.
Quindi un buco c'è già.
Lui: "vabbè, userò uno di quei cosi per aggiustare le camere d'aria delle bici".

Vuotata la piscina la mettiamo ad asciugare contro il muro di casa ed esaminiamo il forellino.
Io: "eccolo lì..."
Lui: "no, è lì".
Io: "là ce ne è un altro..."

Piscina comprata domenica mattina, usata lunedì pomeriggio per 20 minuti, 3 buchi da riparare.

martedì 2 luglio 2013

la povertà delle nuove leggende metropolitane

Le leggende metropolitane un tempo avevano un ché di misterioso, di indefinibile e di difficilmente verificabile in prima persona. Quando te ne riportavano una la voce di chi riferiva si abbassava con fare cospiratore e il racconto terminava con un “lo giuro!”. Non c’era internet che permetteva di controllare subito la veridicità di una informazione finta ma verosimile.

Si parlava di coccodrilli nelle fogne di New York, quindi per sfatare il mito tu prima dovevi andarci a New York e anche andare a visitare le fogne. Chi raccontava aveva quindi vita facile, difficilmente veniva “svergognato” in pubblico, e il racconto veniva poi riportato all’infinito da mille bocche a mille orecchie.

Adesso invece circolano in rete (letta su Facebook) cose di questo tipo:
"quest'anno il mese xxx ha 5 venerdì, 5 sabati e 5 domeniche. Succede una volta ogni 823 anni. Questo evento è chiamato una borsa di soldi. Copia questo stato sulla tua pagina e il denaro arriverà entro 4 giorni. È una teoria basata sul Feng Shui, quello che non copia rimarrà senza soldi".

Visto che di soldi in questo periodo non ne girano molti, ho visto varie persone che per sicurezza hanno postato sulla propria bacheca, in bella vista, questo piccolo trafiletto, senza però preoccuparsi di controllare e quindi esponendosi al ridicolo.

Io ho provato con due mesi: marzo e agosto.
Marzo ha avuto 5 venerdì, 5 sabati e 5 domeniche nel 2013 e nel 2002.
Agosto ha avuto questa combinazione nel 2003 e nel 2008.
Mi ci sono voluti 3 minuti di orologio per trovare solo queste quattro date.


Forse io in certe situazioni sono cattiva ma, prima di scrivere certe cose, consiglierei di fare una breve verifica e di evitare di esporre la propria stupidità ad un pubblico virtualmente infinito.
Si perdono 3 minuti anziché i 30 secondi per leggere e condividere, ma ne vale davvero la pena!

venerdì 28 giugno 2013

riflessioni sul terremoto...

Lo ammetto: il terremoto mi terrorizza.

È passata ormai una settimana dall’ultima scossa, eppure continuo a pensarci e sono sempre sul chi vive. Ormai è da un anno che questa sensazione mi accompagna, e anche se la mia famiglia non ha avuto (per fortuna) alcun tipo di danno, non riesco ad essere davvero tranquilla. Il pensiero che possa succedere di nuovo, che non sia prevedibile né il momento né l’entità, è sempre lì, in un angolino remoto della mente.

Forse la cosa che mi spaventa di più è essere in ufficio quando succede: sono lontana dalla mia famiglia e, soprattutto, sono al 4° piano di un edificio storico che vibra e ondeggia ogni volta che passa un treno o un autobus. Quando passa un treno che non ferma in stazione e che sfreccia a tutta velocità a nemmeno 200 metri da qui, sento la sedia che si muove sotto di me e il cuore ha un sussulto.

Ormai dovrei averci fatto l’abitudine a questa sensazione e, credo, col tempo imparerò a non farci più caso. Fino a quel momento, comunque, sarò lo zimbello dei miei colleghi che mi rassicurano tutte le volte dicendo “è il treno!”. La fanno facile loro, che durante tutti i terremoti dell’anno scorso e anche quello della settimana scorsa, erano momentaneamente fuori per commissioni o riunioni!


Il mio simbolo personale del terremoto è questo edificio:




l’ex-Municipio di San Possidonio (MO), che ho personalmente rilevato e del quale ho studiato l’evoluzione storica a partire da una fotografia della fine degli anni ’20.


Ora è così:






Non ho idea di cosa sarà in futuro di quello che ne rimane, molto probabilmente rimarrà abbandonato e in attesa di un progetto di ristrutturazione che non arriverà mai o per il quale non si troveranno i fondi.
Lo si può considerare un brutto edificio, ma io ero arrivata ad apprezzarlo dopo tutto il tempo passato a misurarlo e ridisegnarlo e a progettare un suo nuovo uso.

Ora è solo un fantasma che vive in pieno giorno, con un piccolo passato di storia e di importanza (per il paesino in cui si trova), con un progetto per il futuro che ormai non vedrà mai la luce e con un eterno presente nella foresta di erbacce che lo circonda.

martedì 25 giugno 2013

mi piace e non mi piace

cosa mi piace

  1. essere diventata mamma: è difficile ma ogni giorno è pieno di soddisfazioni. Sì, lo so, lo dicono in tanti e in effetti non c'è nulla da fare: è così e basta. Ogni tanto, anzi molto spesso, mi permetterò di scrivere i progressi della mia bimba e le mie riflessioni sull'essere mamma.
  2. disegnare ad autocad: so di essere brava e non lo nascondo e mi arrabbio tantissimo quando trovo dei file senza senso. Ho intenzione di scrivere un post o anche più in merito alle assurdità di alcuni dwg, cose che ho visto con i miei occhi e cose che mi sono state riferite.
  3. ascoltare musica: beh, a chi non piace? Sono piuttosto varia in quello che ascolto (forse il moroso non sarà d'accordo su questo punto), anche se alla fine mi riduco spesso al tragitto in macchina e al fine settimana mentre preparo il pranzo. Magari se avrò qualche CD che mi intriga in particolar modo, ne parlerò qui...
  4. cucinare: mi piace davvero molto e mi piace soprattutto sperimentare cose nuove. Non sempre mi riescono bene ma non mi faccio prendere dallo sconforto e continuo lungo la mia strada di esperimenti...
  5. leggere: ora che la figlioletta cresce e dorme con un po' più d regolarità riesco anche a trovare il tempo di continuare con le letture lasciate indietro. Sono decisamente contenta, perché questo mi aiuta ad abbandonare la teledipendenza!
  6. gatti: per ora siamo a quota 2 femmine e 2 maschi (uno fresco fresco di ieri sera!), di cui uno vive prevalentemente all'aperto. Se fossi sicura di non fare un torto alla loro natura, io mi terrei anche una tigre e una lince... ma non si può (per fortuna loro!)...
  7. guardare e studiare le architettura nuove e vecchie per trovare nuove idee


cosa non mi piace

  1. non poter dedicare tanto tempo alla mia famiglia. Lavorare nobilita l'uomo (in questo caso la donna) e serve per portare a casa qualche soldo ma, accidenti, quando non c'è equilibrio tra le ore di lavoro, la gratificazione personale del proprio mestiere, i soldi guadagnati e il tempo libero, allora c'è decisamente qualcosa che non va... Molto probabilmente (mi conosco) pubblicherò dei post in cui mi lamento ma cercherò di limitarmi per non diventare troppo noiosa.
  2. sapere di essere disordinata e non impegnarmi a sufficienza per rimediare. In pratica io metto davvero a posto solo quando arrivo al limite della sopportazione. Ma sto provando a cambiare e a portare un po' di ordine nel mio caos...
  3. fare le cose all'ultimo minuto, che si genera troppa ansia per la fretta e non si è mai sicuri che il risultato sia buono.
  4. chi cammina sulla pista ciclabile e chi va in bici sul marciapiedi. Oh, avrei davvero tanto da dire su ciclisti, pedoni e automobilisti vari... e i parcheggiatori folli! Prima o poi arriverà il post!!!
  5. mille cose piccole e di poco conto (tipo lasciare il frigo aperto senza necessità)

direi che queste sono le cose più importanti, nel caso ne scoprissi qualcuna nuova la aggiungerò alla lista...

giovedì 20 giugno 2013

eccomi qui

La mia vita può essere piccola e insignificante per molti, pertanto questo blog si perderà tra le pieghe della rete, mentre per altre persone è un tassello di un mosaico che si va ad inserire nella loro.
Una vita piccola ma importante, che rallegra, infonde calore ed energia e che cerca di offrire una spalla su cui piangere o un po' di consolazione quando serve.

Lo scopo di questo blog è quello di esprimere quello che mi passa per la testa, come succede credo a tutti coloro che scrivono un blog, per raccontare di me e di quello che mi succede e portare il mio "tassello" a conoscere nuove persone e nuove cose con le quali creare mosaici sempre diversi.

Un benvenuto a tutte le persone che dedicheranno un po' del loro tempo a stare qui con me...