mercoledì 27 novembre 2013
i profumi della mia infanzia...
Mi piace riguardare le vecchie foto di quando ero piccola, sfogliare lentamente l'album e soffermarmi su ogni immagine per cercare nuovi particolari che non avevo notato prima o ai quali non avevo dato importanza in precedenza.
A volte, mentre osservo queste immagini, chiudo gli occhi e penso a quelle scene, cercando di rivivere il ricordo...
Mi colpisce che spesso non sono le persone o le parole a tornarmi chiare alla mente, ma piuttosto i profumi e gli odori che ho respirato in quei momenti. È una strana sensazione, perché quell'odore è in grado di farmi ricordare alcuni momenti in maniera più intensa, perché una immagine la si può ricostruire con l'aiuto delle fotografie mentre un profumo no. È la prova che quell'attimo è stato davvero vissuto e per qualche motivo si è impresso nella memoria.
Ricordo il profumo della pastasciutta al pomodoro che faceva la nonna. Non so perché ricordo proprio quella pastasciutta in particolare, perché la nonna ne sapeva cucinare tante e tutte buone e dopotutto si tratta di una preparazione piuttosto semplice...
La nonna preparava la conserva, quindi già solo la salsa che usciva dalla bottiglia di vetro aveva un aroma particolare, molto ricco e intenso, con il sentore di basilico che completava il tutto. Una passata densa, carnosa e irregolare, una vera meraviglia!
La nonna cuoceva sempre pasta di formato piccolo e non era mai al dente, abitudine presa perché al nonno piaceva di più così. I gobbetti, ancora bollenti di cottura morbidi e lucidi di acqua salata, venivano scolati, mescolati ad una noce di burro e uniti al sugo, con l'aggiunta finale di una generosa spolverata di parmigiano.
Ancora oggi la pasta "burro e oro" è una delle mie preferite, anche se ho sostituito il burro con l'olio evo per tenerla un po' più leggera.
Ricordo il profumo del salotto della nonna.
Il salotto poteva essere usato solo nei giorni di festa e in tutti gli altri momenti veniva tenuto chiuso a chiave, con le tapparelle abbassate e il riscaldamento spento. Ovviamente era tutto pulito e splendente nonostante la stanza fosse poco usata, perché la nonna non avrebbe mai permesso che una parte della sua casa potesse essere sporca o in disordine. Il divano era ricoperto con il cellophane (tolto solo negli ultimi anni) e ogni posto era segnato da un centrino che decorava seduta e poggiatesta. Le sedie avevano l'imbottitura ancora sigillata con la plastica trasparente, sempre per evitare che si rovinassero.
Quando si entrava in questa stanza si era avvolti dall'aria fredda e pulita, che sapeva un po' di vecchio e stantio. Si sentiva anche il profumo della plastica e dei centrini inamidati con la colla di pesce. Era come entrare in una cantina pulitissima però situata al primo piano.
Giravo la chiave nella toppa, sentivo lo scrocco e giravo la maniglia. Subito sulla sinistra, accanto alla porta, c'era la cesta con i vini da usare per cucinare e per pranzare. La temperatura era perfetta, la mia mano toccava il vetro freddo della bottiglia, leggevo velocemente il nome del vino e poi via, bisognava subito chiudere la porta e isolare nuovamente questa stanza del mistero.
Quando finalmente arrivava Natale o Pasqua, per me era davvero una festa poter vivere per un giorno nel salotto della nonna.
Ricordo l'odore del comodino in legno che c'era nella stanza da letto che usavo dalla nonna. Era un comodino "antico" e lei, per evitare che le termiti lo attaccassero, lo puliva all'interno con una cera petrolata dall'odore molto pungente e forte. Quando arrivavamo a casa della nonna dovevamo subito andare a toglierci le scarpe e infilare le ciabatte di stoffa che erano dentro il comodino. Appena aprivo lo sportello venivo investita da una zaffata intensa di distributore di benzina, che mi saliva fino su alle narici e mi stordiva.
Ricordo il profumo della pasta in lievitazione quando la mamma decideva di fare le tigelle. Fortunatamente questo è un profumo che posso ancora sentire, anche se non mi accoglie in cucina alla mattina quando vado a fare colazione perché ora giustamente abito con la mia famiglia.
Ricordo il profumo dei puzzle nuovi, appena aperti e tirati fuori dalla busta: un misto di carta stampata e plastica. Già pregustavo i momenti che avremmo passato insieme, io e la mia famiglia, per completare il mosaico di pezzetti. Mamma si dedicava sempre al cielo, anche se ha ammesso poi che fare i puzzle non le piaceva. Io e papà facevamo tutto il bordo e poi ci concentravamo a trovare un punto di partenza, uno qualunque, a volte anche più d'uno. Mio fratello era meno costante e faceva un pezzetto qua e uno là...
Anche l'odore un po' asettico dei Lego appena estratti dalla scatola aveva un ché di magico. Di solito io e mio fratello ne ricevevamo una scatola nuova a testa per Natale, quindi la mattina del 25 ci mettevamo in camera a seguire le istruzioni e poi a giocare con le nostre collezioni spolverate e messe a nuovo.
I miei ricordi "profumati" mi fanno capire quanto sia stata importante la mia famiglia e ora, da mamma, spero di riuscire a trasmettere anche a mia figlia questo senso di affetto e vicinanza che ha caratterizzato la mia vita di bambina, adolescente e donna poi.
Io e il moroso ci stiamo impegnando per questo, scopriremo in futuro se avremo avuto successo...
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