Lo ammetto: il terremoto mi terrorizza.
È passata ormai una settimana dall’ultima scossa, eppure
continuo a pensarci e sono sempre sul chi vive. Ormai è da un anno che questa
sensazione mi accompagna, e anche se la mia famiglia non ha avuto (per fortuna)
alcun tipo di danno, non riesco ad essere davvero tranquilla. Il pensiero che
possa succedere di nuovo, che non sia prevedibile né il momento né l’entità, è
sempre lì, in un angolino remoto della mente.
Forse la cosa che mi spaventa di più è essere in ufficio
quando succede: sono lontana dalla mia famiglia e, soprattutto, sono al 4°
piano di un edificio storico che vibra e ondeggia ogni volta che passa un treno
o un autobus. Quando passa un treno che non ferma in stazione e che sfreccia a
tutta velocità a nemmeno 200 metri da qui, sento la sedia che si muove sotto di
me e il cuore ha un sussulto.
Ormai dovrei averci fatto l’abitudine a questa sensazione e,
credo, col tempo imparerò a non farci più caso. Fino a quel momento, comunque,
sarò lo zimbello dei miei colleghi che mi rassicurano tutte le volte dicendo “è
il treno!”. La fanno facile loro, che durante tutti i terremoti dell’anno
scorso e anche quello della settimana scorsa, erano momentaneamente fuori per
commissioni o riunioni!
Il mio simbolo personale del terremoto è questo edificio:
l’ex-Municipio di San Possidonio (MO), che ho personalmente
rilevato e del quale ho studiato l’evoluzione storica a partire da una
fotografia della fine degli anni ’20.
Ora è così:
Non ho idea di cosa sarà in futuro di quello che ne rimane,
molto probabilmente rimarrà abbandonato e in attesa di un progetto di ristrutturazione
che non arriverà mai o per il quale non si troveranno i fondi.
Lo si può considerare un brutto edificio, ma io ero arrivata
ad apprezzarlo dopo tutto il tempo passato a misurarlo e ridisegnarlo e a progettare
un suo nuovo uso.
Ora è solo un fantasma che vive in pieno giorno, con un
piccolo passato di storia e di importanza (per il paesino in cui si trova), con
un progetto per il futuro che ormai non vedrà mai la luce e con un eterno
presente nella foresta di erbacce che lo circonda.





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