domenica 2 febbraio 2014

essere mamma di notte

Lasciata a me stessa io sarei fatta per dormire: sarei capace di dormire in ogni luogo e ad ogni ora, basterebbe solo darmene una buona occasione e la magia sarebbe fatta.

Uso il condizionale perché tutto questo è cambiato da quando la mia bimba è nata.
All'improvviso ero costretta a stare sveglia in ogni momento, anche quelli per me impensabili (ovvero di notte!) ed essere sempre a disposizione di una piccoletta che non aveva idea di cosa fossero i ritmi sonno/veglia. Cercavo di disturbare il meno possibile il papà anche perché mi rendevo conto che lui era a lavorare tutti i giorni e aveva bisogno di sonno e, ad ogni modo, la nostra bimba voleva solo poche cose: tetta, coccole, compagnia e un pannolino pulito su un sedere pulito. Ero diventata una mamma e, con mia sorpresa, lo ero anche di notte.

Notti interminabili passate a passeggiare in ogni stanza di casa con musica accesa o con la televisione a farmi compagnia, sperando che finalmente il sonno si impossessasse della pupa. Le giornate passate a cercare soluzioni su internet e a chiacchierare con amiche per confrontarsi, il tutto per arrivare alla conclusione che non c'era molto da fare se non portare pazienza e aspettare che le cose si sistemassero da sole.

Pian piano, notte dopo notte, la disperazione è scomparsa mentre la stanchezza no: quella non se ne può andare in così breve tempo. Una notte di sonno ininterrotto è ancora impossibile e sinceramente non so nemmeno se esiste ancora una notte intera di sonno. Un miraggio, ecco cosa è.

Pian piano ci ho fatto l'abitudine a dormire poco e frammentato. Riesco persino ad essere recettiva al lavoro!

Pian piano ho imparato a scoprire che anche la notte ha i suoi lati positivi. Il silenzio. La calma e la quiete. A volte anche i gatti dormono e si sente solo il russare del moroso... A volte russano anche i gatti. A volte russa anche la pupa... sì, a volte non c'è molto silenzio nemmeno di notte, però anche quei suoni sono accompagnati dal nulla. Non ci sono i suoni delle scuole vicine e nemmeno delle macchine che passano per strada. C'è pace. Posso concentrarmi sul respiro della mia piccola che fa la (le) poppata(e) notturna(e) e capisco quando sta per finire, pronta per rigirarsi dalla sua parte e continuare a dormire.
Ho anche iniziato a leggere di notte e a passarmi il tempo...

Pare incredibile ma davvero essere sveglie di notte non è così terribile come pensavo quando ero neomamma. Sono ancora viva e sto pure bene! Magari la memoria a breve termine ha qualche lacuna, a volte sogno delle cose e alla mattina penso che siano successe davvero, però sono inconvenienti comprensibili e innocui.
Ho letto una volta, non ricordo dove, che la neomamma manca completamente di prospettiva. Ecco: ora ho acquisito un po' di prospettiva. So che tutto questo avrà fine.
Un giorno mia figlia inizierà a dormire di notte.
Un giorno dormirà persino nel suo letto!
Un giorno, potrò dormire una notte intera, magari di nuovo a pancia in giù.

Un giorno vorrei ricominciare da capo con un altro/a figlio/a...
Ecco come fregarsi da sola!

venerdì 10 gennaio 2014

primo Natale tra magia e devastazione!

Va bene, tecnicamente non era il primo Natale della mia bimba ma il secondo, però l'anno scorso aveva appena 5 mesi e non credo che fosse consapevole delle decorazioni o dell'esistenza di un certo Babbo Natale...

Prima di tutto: perché festeggiare il Natale se non sono cattolica e se non so nemmeno se credo in qualcosa?
La prima risposta è che comunque lo si voglia vedere, il Natale è una tradizione ed è impossibile attraversare questo periodo senza ascoltare almeno una volta le varie canzoni a tema, senza che nessuno ti chieda come festeggi e senza vedere orrendi babbi natale flosci legati ai balconi delle varie case.
Il secondo motivo è che sono fermamente convinta che il Natale (col significato cristiano) lo si festeggia solo perché i primi cristiano hanno sostituito le festività pagane, che avevano a che fare coi cicli della terra e della natura, con le proprie, per cercare di diffondere e far accettare meglio la nuova religione. Quello che si festeggia nel periodo di Natale è fondamentalmente il fatto che "la notte più buia" è passata, che le giornate tornano ad allungarsi e si va verso la ripresa della vita e della crescita. Ecco perché festeggio il Natale e perché voglio che anche la mia bimba ne scopra la magia...

L'8 dicembre, unico giorno in cui avevamo un po' di tempo, il moroso ha portato su tutto il materiale necessario e ci siamo messi a montare l'albero e poi ad addobbarlo. Avendo dei gatti in casa e sapendo quale interesse desti l'albero, abbiamo scelto di decorarlo con palline in plastica o carta, così almeno se cadono (anzi: quando cadono sotto i colpi dei gatti) non si rompono e non ci sono cocci pericolosi per casa.

L'albero è stato amore a prima vista, sia per la piccoletta che per i gatti: osservare, annusare, toccare, guardare i colori, girare attorno per vedere cosa c'è dall'altro lato e, soprattutto, nascondersi!
Chi si nasconde sotto, a mangiucchiare i rami e a cercare di buttare giù le palle e chi si nasconde dietro l'albero per poi sbucare fuori e fare cucù (indovinate come erano spartite queste azioni).

Grazie all'albero la piccola ha imparato il concetto di liscio e di ruvido, ha finalmente iniziato a identificare altri colori che non fossero verde e ha imparato a riconoscere Babbo Natale. Ecco allora che si inizia ad introdurre la figura di Babbo Natale, questo omone che arriva vestito di rosso su una slitta trainata dalle renne per lasciare i regali ai bambini.

La mattina di Natale ci svegliamo e tutti e tre andiamo in salotto e cosa vediamo sotto l'albero? Due grossi pacchi con protezioni antigatto. Io e il moroso diciamo con la piccola: "hai visto? È arrivato Babbo Natale!"
La cosa più bella è che lei non si è interessata ai regali, ma è andata alla finestra, ha guardato fuori e ha detto un po' triste "babo tate... iiia..." (Babbo Natale... via...).
Il mito dell'omone rosso vestito deve però essere un po' modificato, perché alcuni regali erano a casa dei nonni mentre altri sono stati portati i giorni successivi dagli amici. Ecco allora che si scopre che Babbo Natale è molto vecchio ed è anche un po' smemorato. Lui è convinto di portare tutti i regali insieme e poi, man mano che va in giro a distribuirli nelle varie case, scopre che se ne è dimenticato uno (che lascia a casa dei nonni) e poi ancora un altro (che consegna agli zii) e così via.
Infatti anche noi abbiamo ricevuto dei doni non nostri da smistare ai legittimi bambini!

A parte queste amenità, quando si è trattato di mettere via tutte le decorazioni e anche l'albero sono stata molto contenta. I gatti ogni notte lo depredavano di numerose palline, che alla mattina trovavo sparse in giro per casa o sotto il divano, i rami erano ormai tutti spogli e piegati verso il basso in seguito alle azioni dei gatti. La stella in cima pendeva triste su di un lato, con tutti gli scossoni che il povero alberello si era preso. Inoltre l'ultima sera la pupa si è appesa ad un ramo e ha tirato tutto giù per terra.
Facendo un resoconto:
- 21 palline disperse per casa
- 21 palline finite sotto il divano
- 1 pallina di plastica rotta dal gatto (ancora mi domando come)
- 1 pallina di carta mangiata (dalla piccola)
- 1 caduta

Adesso siamo tornati alla nostra normalità, vedremo l'anno prossimo se con una bimba più cresciutella e dei gatti (si spera) meno scalmanati si salverà qualcosa di questo albero e del Natale!

mercoledì 8 gennaio 2014

assenza

L'ultimo post è quasi di un mese fa, ma con le feste di mezzo e tutte le consegne di lavoro da fare entro fine anno proprio non trovavo tempo per scrivere.
Avrei avuto cose carine da scrivere, quindi cercherò di recuperare un po' nei prossimi giorni, intanto lascio qui un super riassunto di quello che è successo:

- la mia bimba ha iniziato la scoperta della magia del Natale e, con lei, anche il piccolo gatto devastatore;

- continuo a mal sopportare chi fa il furbo in macchina;

- sono sempre più dentro ad un vortice di fasce e ci sto pure trascinando il moroso;

- ho iniziato la mia avventura con la pasta madre.

Ogni cosa a suo tempo, pian piano scrivo tutto!

martedì 10 dicembre 2013

verità di vita - per la strada

1. Se c'è un marciapiedi è fatto apposta per camminarci sopra, quindi è inutile camminare per la strada e poi mandare a quel paese le macchine che ti suonano.

2. Se c'è una pista ciclabile, usala. Tu e la tua bicicletta non verrete inghiottiti da un buco nero.

3. Quando ad una rotonda devi prendere la prima uscita, mettiti nella corsia di destra prima di entrare. Se ti sei sbagliato, non tagliare la strada alle altre macchine, fai un giro in più e basta.

4. Quando parcheggi, la macchina va messa tra le due linee bianche (o blu), non sopra o di traverso. Se riuscirai nell'intento avrai la gratitudine e la riconoscenza degli altri automobilisti, anche se purtroppo non riceverai nessun premio materiale.

4bis. Se vedi che il parcheggio più vicino è in prossimità di un cancello e la tua macchina "forse" ci va "un pochino" davanti, sappi che i tuoi "forse" e "un pochino" sono invece una certezza. Cambia parcheggio prima che quelli che devono uscire dal cancello si incazzino e ti righino la macchina.

5. In Italia non abbiamo attraversamenti pedonali diagonali ai semafori, quindi per risparmiare un infarto a chi guida e soprattutto per evitare danni fisici gravi, usa gli attraversamenti esistenti. Sì, forse sarai costretto ad aspettare due semafori verdi.

6. Una rotonda è... rotonda (verità di vita)! Quindi perché non assecondi l'andamento delle corsie, invece di tirare dritto?

7. Se un pedone sta aspettando di attraversare sulle strisce pedonali, tu, automobilista, lo devi far passare.

8. Pedone che vuoi attraversare la strada e hai le strisce pedonali a 20 metri di distanza, fai lo sforzo di camminare per 20 metri in più: non ti farà male.

lunedì 2 dicembre 2013

cioccolatisti anonimi!



Questo fine settimana ho fatto una torta di cioccolato.
Buona buona buona!!!

Però mi sono resa conto di avere davvero una dipendenza da cioccolato.
Al mattino due fette di pane e crema di nocciole.
A pranzo un dolcino al cioccolato perché ci sta bene.
Dopo cena una fettina di torta.

Aiuto, credo che nelle mie vene scorra cioccolato!

Dove si può fondare una "cioccolatisti anonimi"?
Chi mi fa compagnia?

Affrontare la disintossicazione sarà dura, ho bisogno di supporto e di conforto.
mmm... conforto...
magari... un po' di cioccolato???

mercoledì 27 novembre 2013

i profumi della mia infanzia...



Mi piace riguardare le vecchie foto di quando ero piccola, sfogliare lentamente l'album e soffermarmi su ogni immagine per cercare nuovi particolari che non avevo notato prima o ai quali non avevo dato importanza in precedenza.
A volte, mentre osservo queste immagini, chiudo gli occhi e penso a quelle scene, cercando di rivivere il ricordo...
Mi colpisce che spesso non sono le persone o le parole a tornarmi chiare alla mente, ma piuttosto i profumi e gli odori che ho respirato in quei momenti. È una strana sensazione, perché quell'odore è in grado di farmi ricordare alcuni momenti in maniera più intensa, perché una immagine la si può ricostruire con l'aiuto delle fotografie mentre un profumo no. È la prova che quell'attimo è stato davvero vissuto e per qualche motivo si è impresso nella memoria.

Ricordo il profumo della pastasciutta al pomodoro che faceva la nonna. Non so perché ricordo proprio quella pastasciutta in particolare, perché la nonna ne sapeva cucinare tante e tutte buone e dopotutto si tratta di una preparazione piuttosto semplice...
La nonna preparava la conserva, quindi già solo la salsa che usciva dalla bottiglia di vetro aveva un aroma particolare, molto ricco e intenso, con il sentore di basilico che completava il tutto. Una passata densa, carnosa e irregolare, una vera meraviglia!
La nonna cuoceva sempre pasta di formato piccolo e non era mai al dente, abitudine presa perché al nonno piaceva di più così. I gobbetti, ancora bollenti di cottura morbidi e lucidi di acqua salata, venivano scolati, mescolati ad una noce di burro e uniti al sugo, con l'aggiunta finale di una generosa spolverata di parmigiano.
Ancora oggi la pasta "burro e oro" è una delle mie preferite, anche se ho sostituito il burro con l'olio evo per tenerla un po' più leggera.

Ricordo il profumo del salotto della nonna.
Il salotto poteva essere usato solo nei giorni di festa e in tutti gli altri momenti veniva tenuto chiuso a chiave, con le tapparelle abbassate e il riscaldamento spento. Ovviamente era tutto pulito e splendente nonostante la stanza fosse poco usata, perché la nonna non avrebbe mai permesso che una parte della sua casa potesse essere sporca o in disordine. Il divano era ricoperto con il cellophane (tolto solo negli ultimi anni) e ogni posto era segnato da un centrino che decorava seduta e poggiatesta. Le sedie avevano l'imbottitura ancora sigillata con la plastica trasparente, sempre per evitare che si rovinassero.
Quando si entrava in questa stanza si era avvolti dall'aria fredda e pulita, che sapeva un po' di vecchio e stantio. Si sentiva anche il profumo della plastica e dei centrini inamidati con la colla di pesce. Era come entrare in una cantina pulitissima però situata al primo piano.
Giravo la chiave nella toppa, sentivo lo scrocco e giravo la maniglia. Subito sulla sinistra, accanto alla porta, c'era la cesta con i vini da usare per cucinare e per pranzare. La temperatura era perfetta, la mia mano toccava il vetro freddo della bottiglia, leggevo velocemente il nome del vino e poi via, bisognava subito chiudere la porta e isolare nuovamente questa stanza del mistero.
Quando finalmente arrivava Natale o Pasqua, per me era davvero una festa poter vivere per un giorno nel salotto della nonna.

Ricordo l'odore del comodino in legno che c'era nella stanza da letto che usavo dalla nonna. Era un comodino "antico" e lei, per evitare che le termiti lo attaccassero, lo puliva all'interno con una cera petrolata dall'odore molto pungente e forte. Quando arrivavamo a casa della nonna dovevamo subito andare a toglierci le scarpe e infilare le ciabatte di stoffa che erano dentro il comodino. Appena aprivo lo sportello venivo investita da una zaffata intensa di distributore di benzina, che mi saliva fino su alle narici e mi stordiva.

Ricordo il profumo della pasta in lievitazione quando la mamma decideva di fare le tigelle. Fortunatamente questo è un profumo che posso ancora sentire, anche se non mi accoglie in cucina alla mattina quando vado a fare colazione perché ora giustamente abito con la mia famiglia.

Ricordo il profumo dei puzzle nuovi, appena aperti e tirati fuori dalla busta: un misto di carta stampata e plastica. Già pregustavo i momenti che avremmo passato insieme, io e la mia famiglia, per completare il mosaico di pezzetti. Mamma si dedicava sempre al cielo, anche se ha ammesso poi che fare i puzzle non le piaceva. Io e papà facevamo tutto il bordo e poi ci concentravamo a trovare un punto di partenza, uno qualunque, a volte anche più d'uno. Mio fratello era meno costante e faceva un pezzetto qua e uno là...

Anche l'odore un po' asettico dei Lego appena estratti dalla scatola aveva un ché di magico. Di solito io e mio fratello ne ricevevamo una scatola nuova a testa per Natale, quindi la mattina del 25 ci mettevamo in camera a seguire le istruzioni e poi a giocare con le nostre collezioni spolverate e messe a nuovo.

I miei ricordi "profumati" mi fanno capire quanto sia stata importante la mia famiglia e ora, da mamma, spero di riuscire a trasmettere anche a mia figlia questo senso di affetto e vicinanza che ha caratterizzato la mia vita di bambina, adolescente e donna poi.
Io e il moroso ci stiamo impegnando per questo, scopriremo in futuro se avremo avuto successo...

sabato 16 novembre 2013

le 7B dell'attachment parenting

ovvero
Peaches Geldof vs Katie Hopkins


Va bene, per una volta mi sono lasciata coinvolgere dal gossip, ma non è colpa mia!
In uno dei gruppi di babywearing internazionale cui sono iscritta, martedì mattina si è scatenato il finimondo verso una delle due ospiti del programma televisivo inglese "This Morning" e, vista la quantità di risposte, fotografie e commenti, mi sono andata a studiare il motivo di tutto questo.

Le due ospiti in questione erano Peaches Geldof, a favore di un tipo di genitorialità definito "attachment parenting" (AP), e Katie Hopkins, che definisce l'AP una cosa new age e fricchettona senza senso.
Ovviamente l'ospite investita dagli insulti di quasi tutte le mamme di questo gruppo di babywearing era Katie Hopkins, una specie di opinionista attaccabrighe inglese.

Partiamo dal presupposto che io sono di parte in quanto mi sono trovata ad applicare, da quando sono mamma, quanto ha descritto Peaches, senza sapere che questo andasse sotto l'etichetta di attachment parenting.
Durante l'intervista Peaches ha spiegato molto tranquillamente e con precisione i principi dell'AP, citando anche diversi studi sull'argomento.

Vediamo quali sono i punti base di questo tipo di genitorialità, descritti come le "7B":

1- Breastfeeding (allattamento al seno): promosso perché il latte materno è l'alimento ideale e perfetto per un neonato. Il latte materno, secondo le direttive dell'OMS, deve essere l'unico alimento fino al sesto mese di vita e in seguito può ancora costituire una parte importante nell'alimentazione di un bambino, fino ai due anni o anche più se madre e figlio desiderano proseguire. L'allattamento è "a richiesta", ovvero quando il bimbo o il neonato sentono la necessità possono poppare, al di fuori di orari fissi o schemi rigidi. Va da sé che nessuna madre obbliga il proprio figlio a poppare controvoglia, anzi sarei curiosa di vederne una che ci prova!

2- Birth-bonding (legame alla nascita): le prime settimane dopo il parto sono fondamentali per l'instaurarsi di un legame di attaccamento tra mamma (ma anche papà) e neonato. Sono giorni importanti in cui puerpera e neonato sono "programmati" per stare vicini e assecondando questa necessità si promuovono comportamenti biologici ad alto contatto nel bambino, comportamenti che sono innati, e parallelamente la risposta biologica innata e intuitiva della mamma a questi comportamenti.
Attenzione che non si tratta di una situazione "tutto o niente", ovvero che in assenza di un contatto immediato, come può succedere per varie ragioni mediche al momento della nascita, allora questo legame non si instaura. Creare questo legame è solo un passo lungo un cammino che dura una vita intera e avere la possibilità di crearlo immediatamente aiuta solo partire con più facilità lungo questo percorso.

3- Babywearing (portare il proprio bimbo), tramite fasce o marsupi ergonomici, argomento che ho già trattato e che mi sta particolarmente a cuore.

4- Bed-sharing (condivisione del letto): forse uno dei punti più critici e mal visti tra tutti questi. Ci sono però numerosi lati positivi in questa pratica. Durante le prime settimane e mesi di vita il bambino sincronizza il proprio respiro con quello della madre, con il risultato di una riduzione significativa dei casi di morte in culla (SIDS). Inoltre c'è anche una migliore sincronia tra madre e figlio nei ritmi sonno-veglia. La prolattina, ormone che stimola la produzione di latte, è più attivo di notte pertanto la condivisione del letto può facilitare le poppate notturne.
Il fatto poi di condividere il letto con il proprio figlio non implica che la coppia di genitori non possa avere la propria intimità (vedi punto 6). Peaches porta il proprio esempio: se ha un figlio di 17 mesi e uno di 7 evidentemente qualcosa tra lei e il marito è successa! Se i bimbi vanno a letto alle 20.30 circa, non è che la mamma o il papà debbano stare con loro ogni singolo momento... l'intimità viene solo spostata dal letto, un po' di fantasia, cribbio!!!

5- Believing in your baby (credere nel tuo bambino) e soprattutto nel suo pianto. Un tempo si diceva che far piangere un bambino serviva a fargli sviluppare i polmoni o che se si prendeva subito in braccio poi si viziava. Ecco, questi concetti, queste credenze popolari, sono superati. Se un bambino piange è perché c'è qualcosa che non va e quello è l'unico modo che ha per farcelo capire, pertanto rispondere prontamente al suo pianto permette di creare un rapporto di fiducia nel bambino verso i propri genitori.
All'inizio è un vero rompicapo! Perché sta piangendo? Sarà fame? Sarà che ha fatto la cacca? Sarà che si sente solo? Sarà che ha sonno? Cosa succede? Si fanno le prove fino a che il nostro esserino tenero e urlante torna ad essere solo tenero e coccoloso.
Poi pian piano si inizia a fare l'orecchio ai diversi tipi di pianto e diventa tutto meno complicato, anche noi genitori acquisiamo fiducia nelle nostre capacità. Non è facile, ma nemmeno impossibile.

6- Boundaries (confini) o balance (equilibrio): quando ci dedichiamo così tanto a nostro figlio è facile annullarsi o mettere in secondo piano la coppia, per questo è importante trovare un proprio equilibrio personale e capire quando è necessario mettere un confine che tenga integra la nostra personalità e il rapporto con il nostro compagno/marito. Anche in questo caso servono una buona dose di pazienza e un po' di allenamento per capire le situazioni giuste.

7- Beware of baby trainers (tenersi lontano da chi ci vuole insegnare come fare il genitore).
Ecco, su questo punto si potrebbe scrivere un intero libro pieno dei consigli, per lo più non richiesti, che si ricevono quando si ha un bimbo piccolo. Ho notato che spesso chi è più prodigo di consigli è chi non ha ancora figli.
Ad ogni modo, la fiducia nelle nostre capacità si solidifica giorno dopo giorno, quindi ben presto questi suggerimenti vengono relegati in un angolo della mente o direttamente cestinati senza nemmeno pensarci. Solo i genitori sanno quale sia l'approccio migliore con il proprio figlio e quello che va bene per una famiglia può non essere valido per un'altra.

Il bello di questi sette punti è che si tratta di linee guida, non è obbligatorio applicarli tutti e sono comunque flessibili per adattarsi alle diverse esigenze.

La risposta di Katie Hopkins a queste argomentazioni è stata una serie di insulti: i genitori che applicano questi principi sono "crap parents" (genitori schifosi) che crescono solo "brats" (marmocchi) incapaci di indipendenza. Questi genitori sono tendenzialmente new age e nullafacenti, che si divertono a ricamare e mangiare yogurt (non vedo nulla di male in nessuna di queste due attività) e che ricorrono al babywearing solo fino a che il figlio non gli cade a terra, senza contare l'indecente spettacolo delle mamme sempre pronte a tirare fuori una tetta per nutrire il proprio bimbo!

L'essere definiti genitori incompetenti ha scatenato una valanga di commenti e risposte in rete, fotografie di mamme che allattano i propri bimbi o mamme che portano i propri bimbi sorridenti legati in una fascia, il tutto condito da orgogliose dichiarazioni tipo "happy to be a crAP parent!", giusto per dimostrare che i loro bimbi non sono né tristi né maltrattati o costretti in alcun modo.

Io penso che tra tutte le teorie, linee guida, studi scientifici e antropologici che vanno a supporto dell'AP ognuno vede e sceglie quello che sente più vicino al proprio modo di essere e di pensare. È inutile arrabbiarsi o farsi rovinare la giornata da commenti stupidi detti da persone delle quali non ci interessa il parere.
Basta ricordare il punto 7 e pensare che il nostro istinto di genitori ci porterà molto lontano e con molte soddisfazioni nel percorso di vita assieme ai nostri bimbi.