sabato 26 ottobre 2013

tempo per leggere?



C'è stato un tempo in cui leggevo un libro non appena avevo un minuto libero: in treno, in autobus, camminando per strada, seduta in bagno appena sveglia, dopo pranzo, appena tornavo a casa, prima di andare a letto e a volte anche durante la notte...
Poi sono diventata mamma e ovviamente tutto il tempo che potevo dedicare a me stessa è diminuito drasticamente.

Per i primi quattro mesi sono riuscita a leggere ancora e approfittavo delle frequenti poppate della pupa per leggerle ad alta voce e renderla parte di questo infinito mondo.
Le leggevo la saga di Harry Potter perché la conosco praticamente a memoria e non mi perdevo se dovevo interrompermi in un momento qualunque.
Non deve sembrare strana la scelta di Harry Potter perché quando lei era ancora dentro di me le ho letto molti capitoli de Il Signore degli Anelli...

Quando la pupa ha iniziato a girarsi e rigirarsi e a gattonare durante le poppate, ho detto "arrivederci" alla lettura.
Ora finalmente ho ripreso. Leggo "la fattoria" con i suoni degli animali, il libro dei Barbapapà, le filastrocche e tutto quello che lei mi indica e che la interessa.
A volte sono dieci minuti, a volte a malapena uno però mi piace vederla che mi viene a cercare con un libro tra le mani: le chiedo se vuole leggere, lei mi fa segno di sì con la testa, io mi siedo a gambe incrociate, la faccio sedere su di me e leggo tenendola abbracciata e parlandole all'orecchio.

Mi piacciono molto questi piccoli momenti insieme.

Certo che il mio libro che attende da più di un mese di essere concluso, purtroppo per lui si prende l'unico momento che posso dedicargli: i 5 minuti che mi sono concessi seduta in bagno da sola a porte chiuse, prima che i gatti reclamino cibo (e hanno sempre fame!) o che la pupa si renda conto che la mamma non è con lei...

Aspettami Musashi, prima o poi torno da te!

giovedì 24 ottobre 2013

mamma ideale o mamma reale?

Oggi la mia piccola compie 15 mesi e ormai sono passati 2 anni (oh cavolo, già così tanto???) da che ho scoperto che c'era anche lei e che sarei diventata mamma.
Mi sembra quindi giusto abbandonarmi ai ricordi e ad alcune riflessioni...

Dal momento in cui sono comparse quelle due lineette rosa sul test di gravidanza, ecco che ho iniziato a fare progetti sul mio futuro da mamma, sogni sulle cose che avrei fatto assieme al moroso e alla nostra bimba (perché lui era sicuro che sarebbe stata femmina ed aveva ragione!)...
Innanzi tutto, avevamo bisogno di una cameretta carina e accogliente dove far dormire la nostra piccola. Perché lei avrebbe dormito nella sua cameretta, ovvio!


Poi, su consiglio del mio collega, che era appena diventato papà della sua seconda bimba, mi sono fatta prestare moltissimi aggeggi che ci avrebbero certamente aiutati nel nostro compito di neo genitori: la sdraietta, la seggiola a dondolo che vibra, il box, l'interfono, un super passeggino completo di navicella e ovetto per la macchina. Poi biberon, sterilizzatore, scalda biberon... quante cose servono per un bimbo!!!

Oltre a tutte queste cose, fortunatamente prestate perché io non mi sarei sentita bene all'idea di spendere così tanti soldi per delle cose di plastica che durano solo pochi anni, mi sono permessa di comprarne o farmi regalare altre più particolari, tra le quali un set di pannolini lavabili e una fascia porta bebè.

Eccoci quindi al momento in cui finalmente abbiamo conosciuto la nostra piccoletta.
Amore a prima vista, lo ammetto.
Da quando me l'hanno posata sulla pancia, subito dopo il parto, sono nata anche io come mamma.
Ed ero una mamma molto diversa da quella che pensavo di essere fino a solo poche ore prima.

Innanzi tutto non ero semplicemente "mamma", ma ero "la mamma di questo esserino urlante", proprio lei e di nessun altro. Lei, con il suo carattere unico che dovevo imparare a conoscere e con le sue preferenze, che dovevo imparare a capire. A lei non interessava nulla della sdraietta o della seggiolina. A lei non importava che la navicella fosse stata messa accanto al lettone, giusto per i primi giorni fino a che la nostra piccola non avesse preso il ritmo sonno/veglia, per poi essere spostata nella sua bella cameretta.
Lei voleva starmi in braccio. Sempre.

Ho ceduto a farla dormire nel lettone la seconda notte, quando non ce la facevo più a stare alzata per cullarla e coccolarla fino a farla dormire (e questo è essere generosi con il significato delle parole...).
La sdraietta è stata molto utilizzata... ma non da lei, che era molto più comoda tra le mie braccia e sul mio petto.


La seggiola a dondolo è stata smontata dopo due mesi, quando ormai aveva preso un po' di polvere visto che nemmeno i gatti riuscivano a dormirci dentro.
L'interfono è ancora sigillato nella sua confezione, visto che la pupa ha sempre avuto un'ugola d'oro e non ha mai dormito nella sua stanza (che è tornata ad essere la stanza dello stiro).
Biberon e accessori mi sono serviti perché ho ceduto all'aggiunta di latte artificiale, un biberon alle 23 circa quando io ormai non dormivo da 20 ore e il moroso tornava a casa da lavorare, così potevo dormire 2 orette o 3 se andava bene.
Il passeggino è stato portato a casa dei miei genitori ed è tornato utile quando sono tornata a lavorare, perché loro si sono offerti di tenerla tutte le mattine (e anche i pomeriggi quando serve).

Ecco allora entrare in scena la fascia, utile per cullarla e tenerla a contatto...
Sì, perché quello di cui lei aveva ed ha tutt'ora bisogno era puro e semplice contatto.
Da quel momento sono entrata in un altro mondo, quello del babywearing e del maternato ad alto contatto.
Non c'è voluto molto: è bastato conoscere la figlia reale e non quella immaginaria e lasciarmi guidare da lei.

Dopo 15 mesi lei dorme ancora con noi, la testa vicino a me e il corpo sul suo lettino, che è stato portato nella nostra camera e unito al lettone. Ancora adesso si addormenta in braccio a me mentre la cullo, durante la poppata serale.

Alcune cose sono proprio come le avevo immaginate: i primi passi, le prime parole, la scoperta dei libri e di tante altre piccolezze.
Alcune cose sono difficili ma ci si fa l'abitudine: dormire poco, non riuscire a seguire casa al meglio (soprattutto per me che sono disordinata)...
Molte altre però sono anche meglio di quanto avrei mai potuto pensare... e non tornerei mai indietro!

lunedì 21 ottobre 2013

safe babywearing - portare in sicurezza

Quando si inizia un viaggio nel mondo del babywearing, ovvero del portare il proprio bimbo con un supporto che sia una fascia o un marsupio ergonomico, ci sono alcune regole base da rispettare, per poterlo fare in sicurezza e godersi senza pensieri quei momenti insieme.

Gli inglesi queste regole le chiamano "TICKS", come i segni di spunta che si fanno nell'elenco della spesa per dire che ci siamo ricordati di comprare tutto. TICKS è anche un acronimo delle cose da verificare.

Ecco qui cosa vogliono dire:



T – TIGHT: fasce e supporti devono essere stretti abbastanza da abbracciare il tuo bambino tanto più vicino a te quanto è confortevole per entrambi. Se il tessuto è lasso o allentato, il tuo bimbo scivolerà dentro il supporto, insaccandosi, compromettendo la respirazione e sforzando la sua schiena.

I – IN VIEW AT ALL TIMES: sempre visibile. Dovresti sempre essere in grado di vedere il viso del tuo bambino semplicemente guardando in basso. Il tessuto della fascia o del supporto non lo deve coprire, così che tu debba aprire le pieghe per vederlo e controllarlo. Se scegli di portare nella posizione a culla, il tuo bambino deve essere rivolto verso l’alto, non girato verso il tuo corpo.

C – CLOSE ENOUGH TO KISS: abbastanza vicino da baciarlo. La testa del tuo bambino dovrebbe essere sufficientemente vicina e comoda al tuo mento. Inclinando la testa in avanti, dovresti riuscire a baciare la testa o la fronte del tuo bambino.

K – KEEP CHIN OFF CHEST: il mento non deve toccare il petto. Il bambino non dovrebbe mai essere raggomitolato, tanto da costringere il mento a toccare il petto, perché questo può impedire una corretta respirazione.


S – SUPPORTED BACK: schiena sostenuta. In una posizione seduta, il bambino dovrebbe essere tenuto confortevolmente vicino al portatore, in modo che la schiena sia sostenuta nella sua posizione naturale e la sua pancia e petto siano a contatto con te. Se una fascia è troppo allentata, il bambino potrebbe insaccarsi, cosa che potrebbe impedire una corretta respirazione. C’è un semplice test da fare: posa una mano sulla schiena del tuo bimbo e applica una leggera pressione. Se il tuo bimbo mantiene la postura senza raddrizzarsi o avvicinarsi a te, allora è nella posizione corretta.

(tradotto dal sito carrymeslings)



Avete verificato tutto?
Allora, buon babywearing!

sabato 12 ottobre 2013

il galateo dell'allattamento

Mia figlia ha quasi 15 mesi e il nostro allattamento prosegue ancora.
Da molto tempo però, le poppate non sono più quell’evento tranquillo e di calma, la nostra piccola pausa tra i vari eventi della giornata. Lei ha imparato a girarsi, a stare in piedi, ad afferrare gli oggetti che vede e tutto questo si riflette anche nella poppata: vuole stare in piedi, vuole stare a testa in giù, vuole prendermi il naso, infilarci le dita dentro (per poi mettermele n bocca…), vuole giocare col capezzolo libero, fermarsi per fare una pernacchia sulla tetta, provare i nuovi denti (ahia!) e tante altre cose.

Sono tutti comportamenti assolutamente normali e comuni a tutti i bimbi durante la loro crescita.
Il giocare col capezzolo libero, poi, è anche una affermazione di affetto e amore: tocco, sfioro, guardo il principale mezzo con cui fino a quel momento si è sviluppato il legame tra me e la mia mamma.


Però ci sono momenti o comportamenti particolari che possono dare fastidio alla mamma o anche creare imbarazzo, e qui sono sicura che ogni mamma sa pensare ad una azione particolare che vorrebbero non accadesse. Non c’è motivo per cui ci si debba adattare a dei comportamenti che non ci piacciono o che sono dolorosi.

Quindi come fare a far capire al proprio figlio che certe cose non si fanno?

Ho trovato questo articolo su internet che dà alcuni suggerimenti:
  1. Iniziare presto: ovvero scoraggiare quanto prima i comportamenti indesiderati e sostenere le “buone maniere della poppata”. Alcune mamme usano parole chiave prima ancora che il bimbo inizi a parlare e in tal modo riescono a insegnare anche a bimbi molto piccoli che non si morde la mamma. Siate decise, chiare e coerenti.
  2. Essere pazienti: i cambiamenti richiedono tempo.
  3. Aspettare: molti comportamenti presi dal bimbo durante l’allattamento sono una fase passeggera, dove sperimentare nuove cose da fare durante la poppata. Se qualcosa vi infastidisce solo lievemente, provate ad aspettare che la novità perda interesse da sola.
  4. Distogliere l’attenzione: trovate un altro modo per occupare le mani di vostro figlio, per esempio toccare i propri capelli o i propri vestiti anziché i vostri, fargli vedere che può accarezzare anziché dare pizzicotti. Provate a tenergli le mani, baciarle, soffiarci sopra, giocare o contare con le dita. Fategli indicare gli oggetti attorno a voi. Dategli qualcosa da tenere in mano e con cui giocare durante la poppata, provando diverse forme e consistenze se il primo oggetto non funziona. Se vuole giocare con i vostri capelli, col naso o con l’altro capezzolo, provate a trovare qualcosa che abbia una consistenza simile. Indossate una collana da allattamento o una sciarpa con cui lui/lei possa giocare. Parlate, leggete un libro durante la poppata, o raccontate filastrocche (magari legate ai numeri in modo da tenere impegnate le sue dita).
  5. Scoraggiare: se vostro figlio giocherella col capezzolo libero, provate ad indossare un reggiseno o un indumento che non riesca a sollevare/aprire e nel frattempo “distogliete l’attenzione”. Provate con un rimprovero, usando un tono di voce fermo ma che non lo spaventi, magari abbracciandolo e tenendogli ferma la mano. Sospendete la poppata fino a che continua quel comportamento, spiegando con poche e semplici parole il motivo. Provate a giocare per qualche minuto per poi riproporre il seno quando vi sembra più opportuno (o quando lo chiede lui).
Tutto questo per le poppate in casa, ma le stesse regole si possono applicare per le poppate in pubblico.


È anche corretto instaurare regole diverse per le poppate “private” e quelle “pubbliche” e i bimbi si sanno adattare a queste diverse situazioni. Se vostro figlio ha bisogno di più tempo per capire queste diverse situazioni, abbiate pazienza e siate molto chiare.