Conosco Tizio che è dichiaratamente gay.
Conosco anche Caio che è dichiaratamente etero.
Tizio e Caio si conoscono da anni.
Oggi ero con Caio e il suo collega Sempronio e, tra una chiacchiera e l'altra, salta fuori il nome di Tizio.
I due iniziano a fare battute tipo: "Caio, anche a te piace farti toccare le orecchie quando siamo soli", "no Sempronio, è a te che piace".
Battute inutili e particolarmente stupide.
Poi entrambi mi guardano e ci tengono a specificare e rimarcare a parole la loro eterosessualità, come se io l'avessi messa in dubbio o, soprattutto, come se a me potesse interessare.
L'unica cosa che ho fatto è stato smettere di parlare, di partecipare a questa idiozia, sperando che finisse presto. Cosa che fortunatamente è successa.
Mentre tornavo a casa dopo questo incontro, i pensieri che mi passavano per la testa erano:
1. avrei dovuto dire qualcosa? E se sì, che cosa?
So che l'omofobia si alimenta anche con queste piccole cose che sono ritenute "scherzose e simpatiche", non solo dai miei due interlocutori di oggi ma dalla maggior parte delle persone. Quindi, che fare?
2. per quale motivo a Caio è venuto in mente di parlare dell'orientamento sessuale di Tizio?
Non è una caratteristica "evidente", non è un "marchio" e non è nemmeno l'aspetto più importante della sua personalità. Quindi perché evidenziare proprio quell'aspetto?
3. Perché, nelle conversazioni superficiali che si hanno quotidianamente con persone più o meno conosciute, viene sempre fuori l'argomento sesso? Cosa si può fare per smettere questa abitudine?
Dopotutto non si può sempre avere conversazioni profonde e importanti...
Rimango con questi dubbi.
L'unica mia conclusione certa è che l'omofobia ha origine anche dall'eteroidiozia.
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